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Un po' di storia.

Già nei tempi antichi, quando Frabosa Soprana venne fondata da pastori di origine occitana intorno al III sec. d. C., il paesaggio delle vallate frabosane era caratterizzato da rocce, acqua e boschi. Infatti l’origine del nome Frabosa sembrerebbe voler dire “ferro e legna” i due prodotti che nell’antichità erano più abbondanti e caratteristici in questa regione.

L’antica economia si basava infatti su ciò che metteva a disposizione la natura, favorendo in primis pastorizia e agricoltura montana. In questo contesto di economia autarchica notevole importanza ebbe la nascita di piccole industrie legata alle cave di pietra e marmo e l’installazione di piccole officine (frere e martinetti) che utilizzavano la forza motrice dei torrenti per far girare le macchine.

Anche l’artigianato famigliare cominciò a essere ben diffuso. A Frabosa Soprana vi erano ottimi coltellinai ed al Serro scalpellini e lavoratori del marmo, mentre nei borghi più a monte intere famiglie provvedevano al taglio del bosco e alla produzione del carbone di legna poi utilizzato anche per forgiare lame taglienti di coltelli e scalpelli.

 


antichi frabusan

 

 

 

 


il vecchio laboratorio di Pierin Titò

 

La tradizione coltellinaia frabosana:

Dalle ricerche svolte è emerso un documento che certifica la tradizione coltellinaia frabosana già dal 1790. Tale documento è un attestato di merito del lavoro, di epoca fascista, rilasciato al defunto sig. Pierino Liprandi (Pierin Titò) ed è stato custodito dalla vedova, la defunta sig.ra Nuccia.

Dalla testimonianza orale della defunta sig.ra Nuccia abbiamo saputo che già il padre del  fù Pierino Liprandi costruiva coltelli e ferri taglienti; è presumibile che fosse un’attività di famiglia. Numerosi coltelli sono infatti siglati con le lettere L. P; L. B.

Altro ramo di coltellinai è quello della Famiglia Gastone: abbiamo ritrovato coltelli artigianali firmati A. G.  (Andrea Gastone/ Andrea del Cantun) anch’egli ormai defunto.

In seguito al ritrovamento dei laboratori di Pierin Titò e di Andrea del Cantun possiamo affermare che le lame firmate dagli antichi coltellinai riportano quasi sempre le sigle: L.B.; L.P.; A.G., tuttavia siamo a in possesso di alcuni esemplari con sigle differenti.

La fama dei mastri coltellinai frabosani andava oltre il contesto locale; ad esempio i vignaioli langaroli utilizzavano i “Frabousan” durante la vendemmia, in particolare la roncoletta serramanico, per tagliare il raspo d’uva dal tralcio. Altro uso della roncoletta era quello di mantenere in buono stato i denti dei rastrelli. Mentre il "Frabousan" a lama dritta era usato prevalentemente per scannare quello a lama panciuta era ottimo coltello da tasca adatto a tutti gli usi.

I coltellinai erano anche soliti partecipare ai mercati per vendere il loro prodotto; ancora adesso a Mondovì gli anziani si ricordano del tipico urlo lanciato dai coltellinai: “Frabousan Ki Taiu” (ovvero "Frabousan che tagliano", in riferimento alle doti delle affilate lame). A questi rispondevano i coltellinai di Vernante: "Vernantin chi brusju" (Vernantin che bruciano, alludendo al filo tagliente della lama).

Il “Frabousan” insieme al “Vernantin" , rappresentano le due più tipiche e tradizionali manifestazioni dell’arte coltellinaia in provincia di Cuneo.