TECNICHE COLTELLINAIE

 

Home
Storia
Attività
Arnesi
Marchio
Tecniche

Tempra
Trattamenti termici
Prodotti
e mail

Associazione di
Promozione Sociale

Video Frabousan Ki Taiou

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


lavorazione della lama (800° circa)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


forgia seminascosta da materiali vari

 

 

 

 

La fucinazione:
Col nome di fucinazione si indicano tutte i passaggi utili a dar forma ad una massa metallica, approfittando della sua malleabilità.

La malleabilità:
La malleabilità è una importante proprietà posseduta da molti metalli; certi si lavorano alla temperatura ordinaria (Rame, Piombo, Stagno, Argento, Oro) altri a caldo (Ferro, Acciaio, alcuni tipi di Ottone).
La malleabilità è influenzata da 3 fattori:
a) composizione del metallo;
b) Trattamenti termici e Incrudimento;
c) Temperatura.

a) Composizione e struttura del metallo:
Il Carbonio allegato al Ferro ne ostacola la maellabilità. Perciò l'Acciaio (C = 0,37 - 1,7 %) è assai meno malleabile del Ferro (C < 0,34 %). La ghisa (C = 2,2 - 6,7 %) non è affatto malleabile. L'Ottone si comporta in modo particolare col crescere dello Zn: fino al 46 % la malleabilità cresce, da 46 a 50 %, il metallo diviene vetrino e la malleabilità sparisce di colpo.

b) Trattamenti termici - Incrudimento:
I trattamenti termici possono far variare la  malleabilità. L'Acciaio temprato non è più affatto malleabile al contrario del ferro ricotto, che diviene molto dolce e malleabile.
L'incrudimento è prodotto dal lavoro del martello o dall'azione meccanica. I metalli acquistano una specie di crosta superficiale, aumentando di durezza, di resistenza ma perdono in duttilità e la loro malleabilità diminuisce rapidamente.

c) Temperatura:
generalmente la temperatura favorisce la malleabilità, facendola aumentare, come pure la duttilità, il che fa diminuire la resistenza ed il carico al limite elastico.
Il Ferro a una temperatura di 900° (centigradi) offre una resistenza di circa R = 8 -10 Kg/mm², mentre alla temperatura ordinaria è intorno a 45 kg/mm². Se ne deduce che forgiare il Ferro a caldo richiede uno sforzo minore che non a freddo.
 Alcuni metalli però non tollerano il lavoro a caldo e certi ad alta temperatura assumono una struttura fragile, non indicata per la lavorazione.

Fragilità al calor nero:
Si ricorda che
i materiali di Ferro riscaldati da  perdono le caratteristiche di malleabilità e duttibilità e diventano fragili. Questo fenomeno è comune a molti metalli e viene perciò il coltellinaio non deve mai battere o fucinare tali metalli, quando diventano neri (t = 300° - 500°). Il mio maestro fabbro, Carlo "Pressacher", ahimé ormai defunto, mi disse una volta: "...è meglio lavorarli a freddo".

Temperatura di fucinazione:
le temperature migliori per fucinare i vari metalli sono le seguenti:

Il Ferro si fucina a 900° -1000°, si stampa a 1200°, si salda a 1400° circa.
L'Acciaio
si scalda un 200° in meno del Ferro.
Altri metalli: Nichel 900° -1000°, Alluminio verso i 500°, Zinco 120° - 150°.

Luminosità dell'Acciaio a caldo:
L'Acciaio riscaldandosi di conserva scuro fin verso i 500° - 600°. Dopo tale temperatura sino a fusione, si ha calore luminoso, sempre vivo e chiaro.
Si possono riconoscere quattro gruppi di tinte:
Rosso cupo nascente..t = 500°;
     "       "     scuro.......t = 600°;
     "       "     deciso.....t = 700°;
Rosso vivo incipiente..t = 800°;
     "    chiaro...............t = 900°;
     "    molto chiaro... .t = 1000°;
Giallo...................... t = 1100°;
    
"     chiaro.............t = 1200°;
Bianco
......................t = 1300°
     "     saldante...........t = 1400°;
    
"     fondente..........t = 1500°;

Le fucine:
Per riscaldare le lame e i pezzi di piccole dimensioni si usano le fucine (anche dette forge). Il metallo si trova a mutuo contatto col combustibile. Per pezzi di maggiori dimensioni si ricorre ai forni di riscaldo e per lavori speciali l'elettricità.
Per fucinare le lame uso attualmente una fucina portatile a soffio verticale. Nell'antico laboratorio dei maestri coltellinai frabosani la forgia era fissa e a soffio orizzontale ottenuto da mantice a doppio effetto. Il maestro fabbro Carlo "Pressacher" utilizzava una fucina in muratura a ridosso del muro con bacino rivestito di terra grassa refrattaria, per resistere bene al calore.
nella mia forgia portatile l'aria è soffiata per mezzo di un ventilatore a manovella. Il mantice usato anticamente dai maestri coltelliani frabosani terminava con un bocchettone  di ghisa. Il maestro Carlo "Pressacher" usava una ventola azionata da elettricità, ma non ricordo se il soffio fosse orizzontale o verticale.
Il soffio verticale è più indicato rispetto a quello orizzontale perché si ottiene una combustione più regolare che avvolge meglio il pezzo che si sta riscaldando.

Condotta del fuoco di fucina:
I maestri coltellinai Frabosani per fucinare le lame utilizzavano carbone di legna. Ritrovammo un sacco intero di carbone di legna. D'altronde un tempo molte erano le persone che per lavoro facevano i "Carbonai" ricavando carbone di legna già nei boschi montani per mezzo delle carbonaie, Ancora adesso se ne trovano i segni nelle faggete della Val Corsaglia.


Il carbone di legna è preferibile  perché è più puro, non contiene quasi per nulla zolfo, lascia poche ceneri e non altera i metalli. Carlo "Pressacher" lo utilizzava per la tempera. Disse una volta "...il suo fuoco è più dolce".
Il carbone fossile grasso e minuto, viene detto "nocciolino", ha la proprietà che scaldandosi, si agglutina e forma una specie di volta che copre e protegge il metallo che si riscalda più intensamente. Volendo si può usare carbone di legna coprendo il cumulo con uno strato di carbone fossile.
Il maestro Carlo "Pressacher" conduceva il fuoco senza produrre fiamma viva. Una volta lo vidi spruzzare dell'acqua sullo strato esterno del carbone, mi disse:
"... serve a tenerlo fresco".